Biografia

Il tratto distintivo della fortunata carriera artistica di Enrico Montesano, che ha attraversato gli ultimi cinquanta anni, è senza dubbio l’eclettismo, realizzato nei molteplici ambiti da lui sperimentati con pari successo, quali radio, televisione, cinema e teatro.

Le origini

Enrico Montesano prende le mosse da un’ambiente familiare già caratterizzato in senso artistico. Si parla di un Nicola Montesano attor comico suo trisavolo. Il bisnonno Michele, direttore d’orchestra, fondò una compagnia di operette con il fratello Achille attore comico, mentre il nonno Enrico e la nonna Bianca Castagnetta si distinsero rispettivamente come direttore d’orchestra e come attrice, quest’ultima concludendo la propria carriera con la partecipazione ai film Divorzio all’italiana di P. Germi e Crimen di M. Camerini.

Gli esordi

Tra le prime esperienze significative di Enrico Montesano si ricordano gli spettacoli di cabaret presso lo storico locale di Roma Puff, a fianco di Lando Fiorini.
È del 1968 l’esordio televisivo nella trasmissione Che domenica amici, scritta da Castellano e Pipolo, dove ha occasione di lanciare il primo dei tanti personaggi di successo da lui ideati, Felice Allegria, a cui seguiranno i Gagà napoletani Dudù e Cocò, la romantica Donna Inglese e Torquato il pensionato, portati al successo grazie al programma radiofonico Rai Gran Varietà.
Dopo l’esperienza televisiva, torna a teatro nella storica sede di Via della Campanella, dove debutta al Bagaglino con lo spettacolo Tiette la Cica. Fu allora che ebbe inizio il sodalizio artistico con Gabriella Ferri, destinato a proseguire nelle trasmissioni televisive Rai Dove sta Zazà (1973) e Mazzabubbù (1975), in cui vengono riproposti sperimentalmente formule e tempi tipici del cabaret.
Dopo il programma televisivo Io non c’entro (1975) è protagonista assoluto di Quantunque Io (1977), trasmesso dalla neonata Rai 2, in cui viene inaugurata con successo una nuova formula di varietà televisivo, che rinuncia alla presenza dell’orchestra e dei balletti, a favore di brevi sketch, caricature, personaggi, satira politica e di costume, ottenendo il premio internazionale “La rosa di Montreux”.

Insieme a Lando Fiorini al locale cabaret Puff
I due carabinieri (1984)
Il Ladrone (1980)

Il cinema

Parallelamente all’impegno televisivo e teatrale, porta avanti una proficua carriera cinematografica; Dino De Laurentiis lo chiama per la trilogia di film a fianco di Alighiero Noschese, Io non scappo… fuggo (F. Prosperi 1970), Io non spezzo… rompo (regia B. Corbucci 1971), Io non vedo, tu non parli, lui non sente (M. Camerini 1971).
Nei decenni Settanta-Ottanta è diretto da una serie di celebri registi, quali Giorgio Capitani (Pane, burro e marmellata 1977, Io tigro tu tigri egli tigra 1978, Aragosta a colazione 1979, Odio le bionde 1980), Steno (Il terrore con gli occhi storti 1972, L’Italia s’è rotta 1976, Febbre da cavallo 1976, Quando la coppia scoppia 1981, Mi faccia causa 1985), Pasquale Festa Campanile (Il ladrone 1980, Qua la mano 1980, Culo e camicia 1981, Più bello di così si muore 1982), Sergio Corbucci (Il Conte Tacchia 1982, Sing Sing 1983), Mario Monicelli (Camera d’albergo 1981, I picari 1987), Lina Wetmuller (Sotto…sotto…strapazzato da anomala passione 1984), Carlo Verdone (I due carabinieri 1984), Maurizio Ponzi (Il tenente dei carabinieri 1986, Noi Uomini duri 1987, Il volpone 1988), Castellano e Pipolo (Grand Hotel Excelsior 1982, Grandi magazzini 1986).

La sua intensa attività cinematografica gli ha tributato tre David di Donatello:
nel 1977 per “aver esteso dalla televisione al cinema le sue doti di comicità”, nel 1980 per l’interpretazione di Aragosta a colazione, Il ladrone e l’episodio Sto così col papa da Qua la mano e infine, nel 1985, come miglior regista esordiente con il film A me mi piace, di cui è stato anche autore e interprete.

Nel 1988 ritorna alla conduzione televisiva con una fortunata edizione di Fantastico, che ottiene il numero di ascolti più elevato nella storia del programma e analogo successo nella vendita dei biglietti della lotteria Italia, rimasto ancora oggi insuperato. Da annoverare, per l’accuratezza da lui fornita nella consulenza storica, il programma S.P.Q.M., in cui interpreta in chiave parodica le vicende della storia delle origini di Roma.
Nel 2004 conduce il programma del sabato sera Trash non si butta via niente, ispirato all’omonimo spettacolo teatrale.
Si ricorda inoltre la serie televisiva, che lo vede nella veste di autore, interprete e regista, Pazza famiglia (trasmessa nelle stagioni 1996-1997), capostipite delle successive e fortunate fiction a carattere familiare.

Il teatro

Il teatro, che accompagna continuativamente l’intera sua carriera, vede nella collaborazione con Pietro Garinei e il Teatro Sistina il momento più elevato.

Nel 1978 veste i panni di Rugantino, nella seconda edizione, dimostrando pari capacità artistica rispetto ad attori di grande statura quali Aldo Fabrizi e Bice Valori. Ma la prova più prestigiosa della sua esperienza teatrale è Bravo! (1981), da considerarsi uno dei primi esperimenti di one-man show, rimasto in cartellone per tre anni consecutivi, riscuotendo un eccezionale successo di pubblico e di critica e il riconoscimento della Maschera dell’Istituto del Dramma Italiano.

La commedia che ha ottenuto maggior presa nei gusti del pubblico è Se il tempo fosse un gambero (1986). Negli anni Novanta è in scena con Beati voi! (1992) e con E meno male che c’è Maria (1997) tratto dal film Mrs Doubtfire di C. Columbus. Nel 2001 riprende in una versione aggiornata Beati voi!, con il titolo Malgrado tutto beati voi!,  mentre nel 2005 viene diretto per l’ultima volta da P. Garinei in Noio voulevan savuar ancor.

La fase successiva alla scomparsa di P. Garinei è all’insegna di spettacoli da lui stesso scritti, diretti e interpretati come È permesso! (2006), Un sogno di famiglia (2010), Passeggiate romane. Da Petrolini a Montesano (spettacolo celebrativo dei cento anni della storica Sala Umberto di Roma, 2011) Buon compleanno (2011), C’è qualche cosa in te (2015). È invece stato diretto da M. R. Piparo in Sistina story (in occasione dell’anniversario dei sessanta anni del Teatro Sistina 2014) e nel Marchese del grillo (tratto dall’omonimo film di M. Monicelli 2016).

La vasta carriera teatrale di Enrico Montesano prevede anche rare esperienze di prosa tra cui si ricordano: Cercasi tenore (1989) di K. Ludwig con la regia di P. Garinei, L’uomo, la bestia e la virtù (1990) di L. Pirandello regia di G. Lavia e Riccardo III (2004) di W. Shakespeare con la regia di A. Pugliese.

Rugantino (1978). Enrico Montesano insieme ad Aldo Fabrizi
Bravo! (1981) foto pubblicitaria
Se il tempo fosse un gambero (1986) Numero "La cipolla" con Nancy Brilli e Isa di Marzio
Enrico Montesano autore

L’autore

È importante ricordare che Enrico Montesano, oltre ad essersi avvalso della scrittura di autori celebri della storia dello spettacolo italiano (nel cinema Steno, Monicelli, Festa Campanile e Franciosa, Benvenuti e De Bernardi, Costanzo, Wertmuller, Castellano e Pipolo; in teatro Terzoli e Vaime, Fiastri e Zapponi), si è distinto anche come autore sotto vari profili, sia nei monologhi e nella caratterizzazione di personaggi di sua creazione o interpretati nei film e nelle commedie musicali, sia nella composizione di sonetti romaneschi spesso utilizzati come liriche delle sue ultime commedie musicali, sia nella scrittura letteraria di tre libri, Siamo nati per soffrire e ci siamo riusciti e Confesso a carattere autobiografico, e il romanzo Un alibi di scorta.